Cosa bolle in pentola?

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
Arthur C. Clarke

CookingDi recente article, Eleni Vasilaki, docente di Neuroscienze computazionali all’università di Sheffield, ha scritto che gli esseri umani temono quello che non capiscono. Secondo la Vasilaki, i recenti progressi tecnologici superano ogni immaginazione, annientando le umane prestazioni, al punto da apparire fuori dalla realtà e per questo sono circondate da una spettrale aura di mistero.

La paura di essere rimpiazzati dalle macchine nasce dall’errore di soffermarsi sulle singole applicazioni. La singolarità sarà pure vicina, ma questa vicinanza è relativa. La Vasilaki, infatti, ricorda che l’intelligenza artificiale manca della versatilità che gli essere umani acquisiscono naturalmente attraverso la comprensione del mondo circostante che, a sua volta, si sviluppa nel corso di anni. Attualmente non esiste IA in possesso di questa facoltà, né in grado di raggiungerla in tempi brevi. Tutti sembrano sottovalutare il ruolo dell’enorme quantità di dati e della altrettanto enorme potenza di calcolo disponibili nell’odierna esplosione dell’IA.

La tecnologia come panacea

In First Man sono rievocati i dibattiti sull’utilità del programma spaziale precedenti il lancio dell’Apollo 11 verso la Luna nel 1969. Nel suo contributo per la prima assemblea della IAF a Stoccarda nel 1952, Wernher von Braun aveva scritto: “Quando ci chiedono per quale scopo si voglia andare sulla luna e sui pianeti, dovremmo rispondere usando la stessa risposta che diede Maxwell a chi gli chiedeva che scopo avessero le sue ricerche sull’induzione elettrica: «Che scopo ha mettere al mondo un bambino?»” Oggi, pochi sembrano prestare attenzione al fatto che l’impressionante sviluppo tecnologico degli ultimi anni deve quasi tutto al programma spaziale.

Uno degli effetti delle missioni lunari è la convinzione che oggi ogni risultato tecnologico sia possibile e a portata di mano, e questo potrebbe essere uno dei motivi della proposizione ciclica di nuovi fenomeni tecnologici. Come ricorda Isabella Massardo, negli ultimi dieci anni un fenomeno ricorrente è stata la tecnologia di traduzione vocale, mentre la traduzione automatica si è avviata alla piena produttività. Anche blockchain e criptovalute sono sotto i riflettori da qualche anno, ma già l’anno scorso, sulle blockchain si cominciavano a riscontrare le prime riserve. Il 2018 vede ancora molta attenzione sulle blockchain, con applicazioni rivolte alla sicurezza dei dati. Non sorprende che, tra le tecnologie emergenti e in rapida accelerazione che si dovrebbero tenere d’occhio per la loro capacità dirompente e il possibile impatto a tutti i livelli, nessuna sia direttamente correlata alla traduzione.

Indeed, democratized AI might make digital twins closer than blockchain, as hundreds of millions of things are estimated to have digital twins within five years. Actually, according to Gartner, blockchain “has the potential to increase resilience, reliability, transparency, and trust in centralized systems.” The keyword here is “centralized systems,” while it is now pretty clear that the magic word to sell blockchain is “decentralization”. Unfortunately, the decentralization of business models and processes is definitely not straightforward for most businesses. As a matter of fact, many are still trying to understand what blockchain is and how it works and, more importantly, how it can be utilized for mission-critical applications. Not surprisingly, Gartner anticipates that through 2018, 85% of projects with “blockchain” in their titles will deliver business value without actually using a blockchain. Also according to Gartner, “blockchain might one day redefine economies and industries via the programmable economy and use of smart contracts, but for now, the technology is immature.”

In effetti, con la democratizzazione dell’AI, è possibile che i “gemelli digitali” siano più vicini delle blockchain, poiché si stima che, nel giro di cinque anni, saranno in circolazione centinaia di milioni di questi doppioni. In realtà, secondo Gartner, le blockchain “potrebbero migliorare resilienza, affidabilità e trasparenza e, di conseguenza, la fiducia nei sistemi centralizzati”. La parola chiave è “sistemi centralizzati”, perché fin qui la parola magica nel promuovere le blockchain è stata “de-centralizzazione”. Sfortunatamente, decentralizzare modelli e processi aziendali è tutt’altro che semplice per la maggior parte delle aziende. Inoltre, sono ancora in tanti a cercare di capire cos’è una blockchain e come funziona e, cosa ancora più importante, come utilizzarla per applicazioni mission-critical. Non sorprende, quindi, che Gartner preveda che, fino al 2018, l’85% dei progetti che prevedano l’uso di blockchain andrà in porto senza effettivamente utilizzare nessuna. Sempre secondo Gartner, “prima o poi le blockchain rivoluzioneranno le imprese con economia programmabile e contratti intelligenti, ma per ora la tecnologia è ancora immatura”.

Questione di trasparenza

Anche gli appassionati di tecnologia dovrebbero essere più cauti riguardo al futuro utilizzo delle blockchain per la traduzione. Magari, i fautori della blockchain per la traduzione potrebbero cominciare col rispondere ad alcune domande chiarifichiatrici:

  1. In che modo le blockchain dovrebbero risolvere l’eterno problema dell’interoperabilità?
  2. In che modo le blockchain dovrebbero permettere di soddisfare la domanda di più traduttori professionisti?
  3. In che modo le blockchain dovrebbe rendere aperte le piattaforme linguistiche?
  4. ?In che modo le blockchain dovrebbe garantire sicurezza, confidenzialità e riservatezza?
  5. In che modo le blockchain dovrebbe ridurre ulteriormente i prezzi delle traduzioni?
  6. In che modo le blockchain dovrebbe permettere di misurare la qualità delle traduzioni?
  7. La rete delle blockchain per la traduzione è aperta?
  8. Su cosa si basa il procedimento di convalida, su PoW o su PoS?
  9. Il procedimento di convalida per le criptovalute richiede enormi investimenti e per questo è lautamente ricompensato in criptovaluta negoziabile. Anche i “token” sono negoziabili?
  10. Considerato l’investimento in token necessario, come si prevede di garantire trasparenza e sicurezza passiva agli utenti?

Contrariamente a quanto è accaduto nei casi in cui le blockchain sono già presenti o attive, fin qui nessun esponente dell’industria della traduzione ha ancora posto una sola di queste domande, almeno pubblicamente, e ovviamente non si è ancora sentita una risposta.

Interoperabilità

Se nel 2018 l’industria della traduzione deve ancora risolvere il problema dell’interoperabilità allora vuol dire che è ben lontana dall’essere matura. A sentire i soloni del settore, l’industria della traduzione sarebbe da anni nell’immininenza di enormi cambiamenti nel trattamento dei contenuti. Alcuni cambiamenti sono effettivamente avvenuti nel corso degli anni, ma sono arrivati quasi tutti dall’esterno. I maggiori clienti hanno imposto le proprie soluzioni ai propri problemi ai propri fornitori e questi, a cascata, hanno imposto queste soluzioni ai propri fornitori. La frammentazione del settore ha poi impedito la nascita di veri standard di settore, incoraggiando ulteriormente questa invadenza. Gli operatori del settore sono sempre stati così ossessionati dal rischio di compromettere il loro orticello da respingere, se non addirittura ostacolare, ove possibile, qualsiasi vero tentativo di standardizzazione. I principali operatori hanno spesso cercato di sfruttare ogni iniziativa, comprese quelle da loro stessi avviate o sostenute, per imporre i propri modelli e mantenere ciò che considerano, spesso erroneamente, come un vantaggio competitivo.

Questo atteggiamento è in palese contrasto con qualsiasi nuova metodologia, ma ha l’effetto di rassicurare gli operatori per lasciarli agire secondo modelli obsoleti ma a loro ben noti, e consentendo loro di prevenire qualsiasi “dispersione di risorse” e contenere eventuali perdite dovute alle inefficienze derivanti dalla loro immobilità. Questo è anche il motivo per cui i processi della maggior parte degli LSP sono ottimizzati per gestire piccoli progetti e perché crescita organica e massa critica sono difficili da raggiungere. Sfortunatamente, l’efficienza dei processi deriva dalla loro progettazione e l’interoperabilità tecnica è efficace solo quando la tecnologia va a supporto dei processi, non viceversa.

Un atto di fede

Tutti coloro che lavorano nel settore della traduzione conoscono i problemi che lo permeano e farne l’elenco serve a malapena a individuare un punto di partenza verso una soluzione.

In che modo “mantenere la cronologia delle operazioni” dovrebbe “aumentare la fiducia nelle competenze e nelle capacità di un traduttore?” In che modo il tracciamento di una risorsa digitale dovrebbe avvantaggiarne l’autore quando una blockchain non può in alcun modo garantirne la titolarità? Un libro contabile viene utilizzato per registrare le transazioni per non certificare la proprietà dei beni oggetto di ciascuna di esse.

Per queste ragioni, i dubbi espressi da Kirti Vashee sono da ponderare attentamente: “Quanti operano con le blockchain sono apparentemente alla ricerca di finanziamenti. Anche il boom delle imprese della new economy aveva, in un certo senso, caratteristiche simili, con la promessa di grandi cambiamenti e scarsissime dimostrazioni dell’effettiva superiorità delle soluzioni proposte rispetto a quelle esistenti. Credo che LIC abbia ben descritto il problema alla base della sua iniziativa, ma non ha indicato altrettanto chiaramente la soluzione. Vorrei poter riscontrare qualche esempio di transazioni eseguite attraverso una loro blockchain per vedere in cosa sono diverse e se sono meglio, prima di esprimere un giudizio definitivo”.

Un’economia di relazione

L’industria della traduzione è un intricato intreccio di relazioni tra imprese, operatori, editori, analisti e consulenti che ne governano l’economia. In questo contesto, la differenza è fatta da chi conosci. Per questo motivo, ignorando chi sia Renato Beninatto è equivalente a un reato di lesa maestà e non è esattamente intelligente per qualcuno che occupi una posizione preminente nel settore ignorarlo o, peggio ancora, fingere di ignorarlo, come avrebbe fatto l’A.D. di Lionbridge John Fennelly a LocWorld 38 a Seattle, anche se, anzi soprattutto perché viene da un’altra industria e da un’esperienza diversa.

L’intreccio di relazioni che caratterizza il settore si esprime in circoli esclusivi i cui incontri si tengono in occasione degli eventi di settore. Ciascuna delle varie anime del settore ha un suo circolo e ciascuno di questi il suo gruppo di potere. Di tanto in tanto, gli esponenti dei vari circoli si mescolano agli altri, ma in genere questi circoli rimangono separati e distinti. Alcuni sono più numerosi o più potenti di altri e i loro gruppi di potere sono come piccole mafie, stando alla sintetica descrizione che ne ha dato anni fa un giovane e ambiziosissimo aspirante analista e consulente che ha anche fatto di tutto per entrare a farne parte. E ovviamente ce l’ha fatta.

E finché sei membro di uno di questi circoli e ne condividi lo spirito e la politica, puoi star certo che qualsiasi iniziativa intraprenda non sarà ostacolata, tutt’altro. Nessuno ti contesterà mai né ti farà domande imbarazzanti.

Apertura e negoziabilità

Proprio per questo motivo, le domande sull’apertura della rete blockchain e sulla negoziabilità dei token sono fondamentali. Le blockchain potrebbero pure avere il potenziale per aumentare resilienza, affidabilità, trasparenza e fiducia nei sistemi centralizzati, ma la loro più potente promessa riguarda la de-centralizzazione. È quindi essenziale essere estremamente chiari sull’apertura della rete blockchain e sui relativi protocolli.

Chiarire la negoziabilità dei token è altrettanto cruciale. Infatti, sempre più spesso, criptovalute fa il paio con investimento, anche se, in linea di principio, le criptovalute non dovrebbero generare rendimenti: in fondo, sono solo software. Ma le criptovalute sono usate anche per acquistare beni con controvalore in moneta legale e sono quindi negoziabili. I Bitcoin, per esempio, si possono convertire in denaro, utilizzando un bancomat o una carta di debito dedicati o tramite un servizio online. Entrare a far parte di una rete di blockchain per la traduzione basata su token dovrebbe comunque richiedere un investimento iniziale in token, in dati o denaro. Se i token sono distribuiti da un’entità centralizzata, questa entità potrebbe richiedere agli interessati di acquistare token. E anche se i nuovi aderenti alla rete non finanzieranno gli aderenti precedenti, i fondatori finiranno con l’arricchirsi comunque, secondo un tipico schema Ponzi: più persone aderiscono, più i fondatori guadagnano. Ed è l’unico modo in cui possono farlo. Dal nulla, poiché l’unica loro risorsa è la rete. Inoltre, il loro patrimonio netto sarà in valuta legale, mentre i membri della rete non sarebbero in grado di monetizzare i loro token dopo aver magari conferito i loro dati alla rete, e se la rete si blocca rimarrebero con un pugno di mosche.

Infine, se si tiene conto che, nel 2018, i principali operatori sono cresciuti grazie a fusioni e acquisizioni, è difficile credere che questi aderiranno alla rete blockchain. A proposito, c’è sempre stato un solo “uomo in nero”.

Oltre le chiacchiere

Il confronto con l’industria automobilistica e con l’auto è decisamente fuori scala, ma è vero che anche i traduttori utilizzano solo una minima parte delle numerose funzionalità disponibili in qualsiasi strumento di traduzione. Inoltre, l’automobile è ora una tecnologia di uso generale e l’unico paragone possibile potrebbe essere solo con lo smartphone.

Ma, anche se “traduzione aumentata” e “democratizzazione dell’IA” sono solo “puttanate markettare”, forse serviranno a convincere i riottosi linguisti ludditi che non perderanno il lavoro a vantaggio delle macchine.

In fondo, la frase di Arthur Clarke all’inizio spiega perché non riusciamo a stare al passo con un tecnologia che supera la nostra capacità di comprenderne lo scopo. La prossima novità nel settore della traduzione saranno i conversational agent (i cosiddetti assistenti virtuali) piuttosto che le blockchain.

Gli assistenti virtuali, detti anche chatbot o bot, sono già o saranno presto il ponte tra documentazione e supporto clienti e saranno il cuore di questi ultimi, dal momento che il loro lavoro poggia sugli stessi contenuti che alimentno i chatbot che, per questo, sono sempre pià spesso indicati come le nuove FAQ.

Da un punto di vista tecnico, ci sono due tipi di agenti virtuali:

  • A copione, che rispondono cioè solo a domande per le quali sono stati predisposti a fornire risposte.
  • Intelligenti, che sfruttano algoritmi di IA che permettono loro di “capire” cosa dice loro il cliente, e la cui capacità aumenta con l’interazione.

Attualmente, il problema principale consiste nel come preparare, organizzare e strutturare i contenuti in modo che siano utilizzabili dai chatbot.

Gli operatori del settore della traduzione, da entrambi i lati della barricata, hanno imparato a riutilizzare i contenuti, mentre i CMS sono ancora sottoutilizzati, soprattutto per il single sourcing. I produttori di contenuti dovranno imparare a estrapolare le risposte alle domande dei clienti da un insieme unificato di segmenti distribuiti attraverso i vari canali, anziché sviluppare nuovi contenuti che risulterebbero in gran parte duplicati o fare pastrocchi copiando e incollando i contenuti conservati nei propri CMS in moduli specifici per i chatbot.

Ci vorranno quindi più redattori tecnici in grado di fare single sourcing. Magari potrebbero essere traduttori già abituati a servirsi delle memorie di traduzione…

Microsoft, comunque, ha già aggiornato la propria guida di stile con un nuovo capitolo dedicato alla scrittura per i chatbot.

I componenti principali dei chatbot sono quattro:

  1. Entità
    Gli argomenti che gli utenti affrontano con il chatbot; si possono derivare dai nodi della tassonomia di un CMS.
  2. Intenti
    L’obiettivo di un’interazione utente-chatbot; si può “mappare” dal contenuto di un CMS suddividendolo in domande principali e secondarie.
  3. Vocalità
    Le domande o i comandi che l’utente indirizza al chatbot.
  4. Risposte
    Le risposte che un chatbot fornisce alle domande o ai comandi; si possono definire in un CMS.

Nell’immediato futuro la principale capacità autorale richiesta consisterà nel saper suddividere i contenuti esistenti in blocchi più piccoli e modulari all’interno dei CMS, secondo il modello multicanale COPE, il nuovo Graal.

E se l’interazione è con un assistente virtuale, bisognerà darsi alla scrittura di dialoghi, per cui sarà necessario saper disegnare un’interfaccia utente e scrivere un copione.Ready Player One?

Autore: Luigi Muzii

Luigi Muzii