La tecnologia al servizio della traduzione

Testo dell’intervento reso l’11 maggio 1999 nell’ambito del convegno internazionale “Aspetti e problemi della traduzione delle lingue per scopi specifici” tenutosi all’Università “La Sapienza” di Roma, a cura dell’Istituto di Lingue della Facoltà di Scienze Politiche.

Premessa

Tra i professionisti della traduzione coesistono due atteggiamenti profondamente diversi: alcuni ritengono che oggi un vero professionista debba necessariamente possedere raffinate capacità tecnologiche che gli permettano di soddisfare tutte le richieste di un cliente, aiutandolo magari a individuare e risolvere anche i problemi che non sapeva di avere. Altri, invece, ripropongono la necessità di far riemergere la figura del traduttore “duro e puro” che si giovi sì della tecnologia, ma solo per potersi concentrare sulla sua attività più peculiare.

Nel primo caso si parte dall’assunto che raramente il cliente sia puntualmente informato delle reali possibilità offerte dalle moderne tecnologie e che un certo minimalismo s’imponga nella ricerca della massima convenienza, quindi al traduttore spetta anche il compito di “costringere” il cliente ad ascoltarlo circa le forme di miglioramento del prodotto alle quali egli può contribuire andando oltre il semplice soddisfacimento delle sue richieste di base, fin quasi a imporre il valore aggiunto del proprio lavoro.

Nell’altro caso si tratta di riaffermare scelta e uso consapevoli e competenti degli strumenti di lavoro più adatti al proprio mercato e al proprio stile di lavoro, in una prospettiva di qualità, ottimizzazione del lavoro e valutazione del profitto.

La verità, come sta al solito, sta nel mezzo. La figura del traduttore puro è destinata a scomparire del tutto in certi ambiti e a riaffermarsi invece con forza in certi altri.

Il traduttore cosiddetto “tecnico” sarà sempre più caratterizzato da competenze extralinguistiche e dalla conoscenza approfondita delle tecnologie di supporto, e giocherà un ruolo sempre maggiore nel campo dell’ingegneria linguistica e della linguistica computazionale, guidando i processi di ricerca e sviluppo verso risultati di concreta utilità.

Di contro, il traduttore cosiddetto “letterario” vedrà progressivamente riaffermata la propria padronanza dei mezzi linguistici e la conoscenza delle culture di interesse.

È prevedibile altresì un’ulteriore radicalizzazione delle più recenti tendenze verso un allargamento della forbice tra traduzione commerciale a basso costo, senza tante pretese di qualità, ma di immediata disponibilità e la traduzione professionale caratterizzata da alta qualità ed elevato apporto di competenze tecniche e culturali, altamente selettiva e collaborativa.

Gli strumenti di lavoro “tradizionali”

Lentamente, ma costantemente, la traduzione sta cominciando ad essere considerata parte della catena produttiva e al traduttore oggi sono sempre più spesso richieste competenze che esulano da quelle originarie, tanto che l’ottenimento di una commessa può dipendere ormai da fattori quali la capacità di usare i più disparati programmi per l’automazione d’ufficio o di supporto alla traduzione o addirittura di traduzione automatica. Perciò usare o anche saper usare un computer oggi non basta più: serve in ogni caso a sfruttare in modo più efficiente e professionale metodologie e abitudini di lavoro consolidate, ma può risultare determinante se si riesce a fare del proprio lavoro un servizio ad alto valore aggiunto.

Il trattamento dei testi

Il trattamento di testi è l’applicazione più classica e leggera per un computer; nel caso più banale, in cui l’unica cosa importante è ottenere una pagina semplice ma leggibile e corretta, non richiede nemmeno elevate capacità elaborative.

Tuttavia, per un traduttore è imperativo saper sfruttare al meglio le funzionalità offerte da un moderno elaboratore testi. Per esempio, nei moderni elaboratori testi sono presenti le cosiddette funzioni glossario, particolarmente utili per chi traduce contratti o manuali con porzioni ripetitive di testo, come le avvertenze, poiché consentono di raccogliere varie voci di un documento composte da qualsiasi porzione di testo e da illustrazioni, permettendone l’inserimento senza doverle riscrivere.

Altre funzioni essenziali per il lavoro, sempre più collaborativo, del traduttore sono quella per il confronto di versioni diverse di un documento per individuare i cambiamenti apportati in fase d’aggiornamento, quella per l’inserimento di annotazioni o quella cosiddetta di testo condizionale che permette di creare in modo rapido e funzionale più varianti dello stesso documento.

A latere, poi, sono disponibili anche correttori sintattico-grammaticali e analizzatori di testo. Questi ultimi sono in grado per esempio di elencare tutti i termini che ricorrono in un testo o confrontare un testo con una o più liste di termini isolando i termini sconosciuti. A questo riguardo, una menzione particolare merita System Quirk, sviluppato dall’Università del Surrey, una delle poche applicazioni realizzate da organismi accademici che presentino riflessi utili per la pratica professionale.

Il trattamento della terminologia e l’Internet

L’acquisizione, la preparazione, l’elaborazione, la registrazione e la conservazione di termini rappresenta ancora l’attività preponderante del lavoro di un traduttore. L’aspetto più complesso di questo lavoro rimane quello dell’acquisizione e della preparazione dei dati, per il quale l’intervento umano è indispensabile; al contrario, la parte più tediosa di elaborazione, registrazione e conservazione dei dati può dirsi ampiamente supportata da strumenti informatici commerciali o personalizzati.

Del resto, un’altra applicazione classica del computer è la gestione di basi dati che altro non sono se non raccolte di grandi quantità di dati, disposte in relazione alle strutture dei dati contenuti, e sulle quali e dalle quali è possibile immettere, organizzare, ordinare ed estrarre informazioni in modo automatico o semiautomatico.

Tuttavia, anche se largamente informatizzato, il lavoro terminografico s’incentra sempre sulla scheda terminologica composta di dati categorizzati e sistematizzati intorno a un concetto e sui termini ad esso correlati. E in ambito collaborativo, come quello che sempre più di frequente coinvolge i traduttori, un sistema terminologico consente di concentrare le conoscenze di tutti gli operatori e di renderle immediatamente disponibili, garantendo inoltre che lo stesso termine sia usato ogni qualvolta si voglia fare riferimento alla stessa idea o allo stesso oggetto.

Grazie all’affermazione del World Wide Web come risorsa informativa, ludica e commerciale le tecnologie legate al mondo Internet sono ora disponibili su larga scala e per realizzare una base dati terminologica non è necessario dotarsi di sistemi dedicati; è anzi sufficiente disporre di un normale prodotto per ufficio per realizzare da sé il proprio sistema. Per piccole realtà come gli studi associati, si possono sfruttare le numerose soluzioni di integrazione tra ambiente di ufficio e architettura Web che permettono di condividere un sistema terminologico o di job tracking nonché l’accesso alle risorse terminologiche esterne disponibili sull’Internet economicamente, con pochissimo sforzo e limitate conoscenze.

Oggi, peraltro, via Internet sono disponibili a tutti le grandi banche dati terminologiche: LEXIS, dell’ufficio linguistico federale tedesco, TERMIUM, del servizio linguistico del governo Canadese, EURODICAUTOM della Commissione della Comunità Europea, TEAM della Siemens, AFNOR dell’ente di normazione francese e BTQ dell’ufficio della lingua francese del Quebec. Oltre a queste, negli ultimi tempi sulla rete delle reti sono state rese disponibili nuove risorse, dal pubblicizzatissimo dizionario Logos all’Enciclopedia Britannica, dal Centro Italiano di Riferimento per la Terminologia al Ministère de la culture et de la francophonie.

Nondimeno, quasi tutti i sistemi citati utilizzano l’interfaccia grafica basata su browser Web con moduli di ricerca guidata.

Anche per questo, l’aspetto comunicazioni oggi è probabilmente il più importante da curare: la qualità delle informazioni e del loro scambio è divenuto un requisito fondamentale e, per un traduttore professionista, l’accesso all’Internet e almeno una casella di posta elettronica sono ormai obbligatori.

Senza il primo è infatti impossibile accedere all’enorme quantità di risorse disponibili sulla rete delle reti, mentre la seconda è uno straordinario strumento di comunicazione trasversale, non solamente una risorsa alternativa al servizio postale. La posta elettronica non è infatti solo l’unico modo efficiente di far viaggiare messaggi e documenti in tutto il mondo a costi realmente economici, è un veicolo per lo scambio di informazioni e di opinioni.

Delle strutture di posta elettronica si servono i gruppi di discussione e le mailing list, veri e propri ritrovi di traduttori sparsi un po’ in tutto il mondo che si rivolgono ai colleghi per chiedere la traduzione di un termine, l’uso di un certo strumento, consigli per l’acquisto di un dizionario o informazioni sull’affidabilità e la serietà di un committente.

Segnalo per tutti il newsgroup sci.lang.translation e le mailing list LANTRA-L, internazionale, e LANGIT, italiana, risorse dedicate proprio ai temi linguistici e alla traduzione e ai traduttori in particolare.

Per un traduttore tecnico, poi, la possibilità di disporre di una pagina personale sul World Wide Web è una stupenda opportunità: pubblicità tutto l’anno per oltre 30 milioni di potenziali clienti con un costo spesso nullo per il noleggio dello spazio necessario a ospitare un paio di pagine e che comunque difficilmente supera le 20.000 lire mensili. E a questo si aggiunga la possibilità di pubblicare tutte le informazioni che si ritengono significative e non solo quelle che è possibile far rientrare in un riquadro di dimensioni limitate destinato a perdersi in mezzo a decine di altri uguali.

Traduzione automatica e traduzione assistita

Non è mai vero che la miglior traduzione di un testo è nella rinuncia a tradurlo del tutto giacché, specie con tempi limitatissimi, è meglio non tradurre che tradurre male. D’altronde, che si usi un dittafono, una macchina da scrivere o un sofisticato programma per il trattamento dei testi, il processo di trasferimento del pensiero in forma scritta è lento e costoso, ma l’informatica può aiutarci anche in questo, liberandoci dalla monotonia e consentendoci così di impiegare meglio la nostra creatività. Il tempo è infatti sicuramente più prezioso per un essere umano che per una macchina che, peraltro, lo sfrutta in modo decisamente più efficiente. È quindi ovvio che l’obiettivo ultimo sia sempre quello di ridurre al minimo il numero di interventi umani e automatizzare quanto più è possibile.

In campo linguistico, l’automazione dei processi di traduzione segue due percorsi paralleli. Da un lato, la traduzione automatica o machine translation in cui il processo di traduzione di un testo da una lingua a un’altra è interamente compiuto dalla macchina e in cui l’uomo interviene a monte o a valle dell’elaborazione. Dall’altro la traduzione assistita, in cui il ruolo del traduttore è dominante rispetto alla macchina che serve solo d’ausilio, con i suoi strumenti per il trattamento dei testi, della terminologia e la gestione della cosiddetta translation memory per incrementare la produttività e migliorare la qualità generale del prodotto.

Traduzione automatica

La traduzione automatica altro non è che uno strumento in grado di agevolare la conversione di un documento e di consentire agli addetti ai processi di produzione della documentazione di adattarlo rapidamente alle esigenze operative. Il suo impiego deve pertanto limitarsi agli stessi ambiti ai quali si limitano le altre applicazioni informatiche, vale a dire lo svolgimento di compiti ripetitivi, tediosi e inutilmente dispendiosi.

La documentazione tecnica o di servizio ha certamente caratteristiche che la rendono particolarmente adatta alla traduzione automatica dato che, anche se solitamente voluminoso e strutturato, un manuale deve pur sempre essere, per principio, esauriente, facilmente consultabile e con una struttura sintattica semplice e chiara. La terminologia di un manuale, poi, deve essere precisa e univoca giacché l’assenza di polisemi e di omonimi garantisce comprensione e continuità nella consultazione e questo, nella traduzione automatica, significa rapidità di elaborazione e coerenza del prodotto grezzo.

Lo sviluppo dell’informatica individuale è tale che oggi sono disponibili una quantità di prodotti di machine translation cosiddetti “da scrivania”. Costano relativamente poco se non pochissimo e non richiedono né processori sofisticati né grandi memorie di elaborazione o di massa. La velocità di elaborazione raramente supera le 10.000 parole l’ora e solitamente si mantiene attorno alle 4.000. La maggior parte dei sistemi consente l’elaborazione batch o multitasking, quindi l’occupazione della macchina nei cosiddetti tempi morti o in concorrenza con altre attività. Tutti i sistemi accettano file in formato ASCII e molti anche in quello dei più comuni elaboratori testi. Il più grosso neo, per ora, è rappresentato dal fatto che gli algoritmi di elaborazione sono tutt’altro che raffinati e che l’intervento umano necessario a monte e a valle è ancora piuttosto pesante. Quasi tutti i sistemi generano comunque un elenco dei termini per i quali non è stato individuato alcun corrispondente nei dizionari utilizzati, consentendo perciò di decidere se e quali termini aggiungere ai dizionari. Per personalizzare un dizionario possono tuttavia essere necessari diversi mesi.

L’intervento umano è di due tipi: di revisione preventiva (pre-editing) e correttiva (post-editing). Nel primo caso è mirato a eliminare ogni ambiguità lessicale e strutturale dal testo sorgente prima di eseguire la traduzione automatica. Nel secondo caso, l’intervento umano serve a rifinire il prodotto della macchina. È l’approccio più comune e più oneroso, ma serve a garantire il livello di qualità atteso.

È pressoché impossibile evitare il ricorso a questo tipo di intervento se l’elaborato è diretto a un vasto numero di utenti, magari non specialistici, ed è normalmente svolto da un traduttore professionista che conosca gli algoritmi del programma utilizzato e sia in grado di interpretarne e correggerne gli errori. A seconda della natura del testo, la machine translation può garantire, se sostenuta da adeguati pre- e post-editing, una produttività media del 50%-70% superiore a quella di un traduttore esperto e un livello di qualità pressoché pari.

Quando si decide di dotarsi di un sistema di machine translation è tuttavia necessario avere ben presente il fatto che qualora le ambiguità nel testo sorgente siano numerose, il post-editing potrebbe risultare così gravoso da essere rifiutato dagli stessi post-editor e rendere conveniente il ricorso alla traduzione umana. Si aggiunga che i traduttori non sono generalmente inclini ad essere impiegati come revisori poiché considerano quest’attività tediosa e inutilmente ripetitiva in quanto riparatrice di errori che ritengono evitabili. Inoltre, per interagire correttamente con un sistema di traduzione automatica è necessario aver precedentemente valutato attentamente la preparazione e l’atteggiamento di chi è destinato a tale compito nei confronti della machine translation e dei principi che la governano, nonché degli algoritmi impiegati dal sistema che s’intende utilizzare per poter personalizzare le regole e i dizionari.

Per questo la scelta di un sistema di traduzione automatica non va effettuata sulla base delle prestazioni medie attese né, tanto meno, sull’impatto, indubbiamente insoddisfacente, con il prodotto grezzo, quanto in funzione dei costi di acquisizione e di esercizio, della velocità di elaborazione, dei risparmi conseguibili e dell’impiego, limitandosi all’esame obiettivo di alcuni elementi fondamentali quali: tempi di pre- e post-editing, costo bruto del prodotto, costi indotti, facilità ed estensibilità di impiego, velocità di elaborazione, qualità del prodotto grezzo.

Poiché il principale vantaggio della traduzione automatica è, incontrovertibilmente, la possibilità di disporre di una gran quantità di informazioni a un costo modesto, partendo dall’assunto che la qualità è un concetto relativo, il prodotto di una traduzione automatica di qualità apparentemente scadente agli occhi di un traduttore esperto e perfino di un lettore esigente, può rivelarsi di gran valore se serve a fornire all’utente cui è destinato le informazioni di cui ha bisogno a un prezzo che è, ovviamente, ben lieto di pagare. Questo si riassume in un concetto semplicissimo: così come per qualsiasi bene o servizio, la qualità di una traduzione automatica va valutata in funzione del suo valore per un determinato utente, ovvero se vale il denaro necessario per ottenerla.

Per questo, la principale applicazione della traduzione automatica rimane quella della valutazione della convenienza, economica e di opportunità, di sottoporre un determinato testo a traduzione umana per poterne disporre in una veste presentabile.

Di contro, il rischio cui vanno incontro quanti si lasciano incantare dal fascino della machine translation, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di convenienza economica, è quello di rivolgersi a consulenti impreparati per la messa a punto dei sistemi di traduzione automatica, con il risultato di subire, realisticamente, danni ai quali sarà molto difficile porre riparo e i cui effetti potrebbero ripercuotersi su intere categorie.

Traduzione assistita

Numerosi studi statistici indicano che l’uso di strumenti di traduzione assistita conduce a una riduzione media del 30% dei tempi e soprattutto dei costi rispetto alla traduzione umana tradizionale.

Di fatto, i sistemi di traduzione assistita possono considerarsi a tutti gli effetti la naturale evoluzione dei sistemi di terminologia e di traduzione automatica secondo un’ottica di integrazione che vede il traduttore e non la macchina al centro del processo.

Tuttavia, proprio per la loro impostazione di origine, i sistemi di traduzione assistita operano al meglio su testi specifici, diretti, generalmente privi di ambiguità e terminologicamente coerenti e limitati. Da questo punto di vista, anzi, sono di aiuto al traduttore proprio perché integrano in un unico ambiente quei supporti tradizionalmente impiegati per garantire coerenza e uniformità terminologica come le basi dati terminologiche e i moduli di confronto delle versioni.

Con queste premesse è chiaro che la materia ideale da trattare con i sistemi di traduzione assistita sono i manuali di assistenza e manutenzione, asciutti se non asettici, stringati, pratici fino alla banalità e quindi estremamente ripetitivi, e monotoni, esattamente il tipo di lavoro che un traduttore non potrebbe mai svolgere con gli stessi risultati di rapidità e coerenza di una macchina. Anzi, con il supporto della traduzione assistita un traduttore esperto può arrivare a triplicare la propria produttività in questo settore e a garantire una qualità assolutamente superiore al normale.

La translation memory

Il cuore dei sistemi di traduzione assistita è la cosiddetta translation memory, un modulo del sistema in grado di “ricordare” porzioni di testo che servono poi come mattoni dell’impianto traduttivo.

Se i sistemi di traduzione automatica si basano sulle basi di dati terminologiche o, come vuole certa letteratura, sulle basi di conoscenza, i sistemi di traduzione assistita combinano basi di dati a testo libero con basi di dati terminologiche.

E se i sistemi di traduzione automatica non necessitano di altro che del testo sorgente per lavorare, disponendo già al proprio interno dei dizionari e delle regole sintattico-grammaticali su cui basare il processo di conversione, per rendere efficiente un sistema di traduzione assistita è necessario alimentare la sua translation memory. Tutto dipende perciò dalla disponibilità di testi pre-tradotti in formato elettronico e dei relativi sorgenti, solo allineando i quali si può approfittare da subito dei benefici offerti da questo tipo di ambienti.

Se non si dispone di un archivio elettronico occorrono diverse pagine di traduzione e dei relativi originali per poter trarre qualche profitto, e in ogni caso è bene prevedere un iniziale calo di produttività legato alla personalizzazione dell’ambiente. Inoltre, i sistemi di traduzione assistita sono generalmente costosi e se non si sostengono elevati volumi di lavoro possono essere necessari diversi anni per ammortizzarne il costo.

Per la loro capacità intrinseca di gestire il versioning, poi, i programmi di traduzione assistita si prestano perfettamente per il supporto alla localizzazione del software, attività nella quale è necessario altresì rispettare i formati originali, mantenere uniformità e coerenza, isolare le stringhe di testo dal codice.

In questi casi, tuttavia, un sistema di traduzione assistita è insufficiente perché la localizzazione del software è attività che richiede la conoscenza approfondita degli strumenti di lavoro, dell’ambiente e delle tecnologie di riferimento, nonché dei sistemi e delle strutture di codifica, se non addirittura del linguaggio stesso di programmazione.

Infine, vale la pena ricordare che i sistemi di traduzione assistita si possono rivelare particolarmente utili soprattutto a un traduttore esperto se abbinati ai programmi di dettatura, potendo derivare da questa combinazione un consistente miglioramento della produttività.

Ad ogni buon conto, le translation memory pur discriminando tra frasi molto simili lasciano sempre al traduttore l’onere, e l’onore, di sostituire i singoli elementi di differenza. Inoltre, i sistemi cosiddetti “a segmenti” possono in qualche modo ostacolare il lavoro di revisione. In questi, la frase nella lingua di origine viene isolata dal resto del documento in modo da redigere accanto l’equivalente nella lingua di destinazione. Una volta eseguita la traduzione la “coppia” o segmento viene chiusa: nel documento viene visualizzata la traduzione mentre l’originale rimane sotto forma di testo nascosto. Al termine del lavoro sarà poi possibile ripulire il documento di tutto il testo nascosto ormai superfluo con un apposito comando. Tuttavia, nel caso si volesse sostituire una parola errata utilizzando una funzione tipo “Trova e Sostituisci”, si sostituirebbero tutte le occorrenze errate, ma non si aggiornerebbe la translation memory che rimane aggiornabile solo a segmenti aperti con il rischio di commettere nuovamente lo stesso errore e vanificare l’apporto della translation memory.

Per concludere, occorre sottolineare che è difficile valutare correttamente il prodotto di traduzione assistita che meglio si confà alle proprie esigenze. A questo scopo, merita una segnalazione Language Partners International, produttore di diversi programmi rivolti al mercato della traduzione, che distribuisce gratuitamente CBE (Cost/Benefit Estimator), una semplice applicazione di Microsoft Excel 97 per la valutazione dei costi e dei benefici derivanti dall’uso di alcuni ambienti di traduzione assistita tra i più popolari quali Déjà Vu, Trados e Transit.

Conclusioni

Anche per un professionista privo di raffinate capacità tecnologiche, i comuni ambienti di automazione d’ufficio possono contribuire decisamente a semplificare l’attività di un traduttore, restringendo quindi il ricorso a strumenti specifici e talvolta estremamente sofisticati solo ai casi di effettiva necessità e in cui sia possibile ammortizzarne il costo spesso elevato.

Inoltre, le tecnologie Internet oggi ampiamente disponibili a costi modesti e di utilizzo sempre più semplice permettono di realizzare soluzioni personalizzate per la condivisione di un sistema terminologico o di job tracking oltre che naturalmente dell’accesso all’Intenet e alle straordinarie risorse terminologiche disponibili su di essa.

Ciò nonostante un traduttore tecnico professionista oggi deve disporre di conoscenze che vanno sempre più spesso ben oltre quelle “tradizionali” ed essere in grado di proporsi come solution provider.

Disporre di una protesi per alcune funzioni mentali da utilizzare in modo puntuale ed efficace costringe a costruire schemi e processi razionali. L’emancipazione dall’esecuzione di compiti tediosi e dispendiosi deve condurre oltre che a una maggiore libertà allo sviluppo di nuove capacità critiche. La sfida nella formazione dei traduttori si concentra proprio su questo tema.

Al traduttore è quindi, forse più che ad altri, di sottoporsi a un processo di formazione continua che possa garantirgli non solo il mantenimento delle competenze linguistiche, ma anche la familiarizzazione con discipline “estranee”.

L’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti è da tempo impegnata a riallineare la formazione dei traduttori con le effettive necessità del mondo del lavoro, integrandola con iniziative concrete anche su queste materie esprimendosi ripetutamente e formulando numerose indicazioni in tutte le sedi competenti, ultimamente anche nell’ambito del Progetto POSI.

Autore: Luigi Muzii

Luigi Muzii