Alias

Luigi MuziiLe analisi, le valutazioni e le opinioni espresse nei miei articoli, nei miei interventi, nella mia attività professionale e accademica sono state spesso controcorrente e a volte sono risultate perfino irritanti per alcuni.

Nell’aprire al pubblico il mio primo blog, mi imbattei in una descrizione che Ovidio diede di sé quando Augusto lo esiliò nella lontana e piccolissima Tomi, “Barbarus hic ego sum quia non intelligor illis” (qui sono io il barbaro, perché nessuno mi capisce).

Gli antichi greci, infatti, in virtù della lingua condivisa, si consideravano un’unica entità culturale e additavano gli stranieri come barbari (βάρβαρος, balbuzienti) per via dei versi inintelligibili dovuti all’incertezza nell’uso del greco.

In seguito, i romani attribuirono a “barbarus” anche una connotazione etnica e ideologica che testimoniava il disprezzo per la mancanza di un sistema di scrittura e di leggi codificate e il fermo e testardo rifiuto dell’ordine romano.

Così, la frase di Ovidio mi sembrava descrivesse benissimo la sensazione di spaesamento che provavo di fronte a certe reazioni ad alcuni miei scritti e decisi di usare lo pseudonimo “il barbaro”.

Di quello pseudonimo non resta più traccia, nemmeno nell’handle Twitter che, quasi nostalgicamente, è sopravvissuto per otto anni.